Il Quartetto Adorno e la guest star Simone Gramaglia tra le pagine dell'ottocento viennese

L'Associazione Chamber Music di Trieste continua a dare spazio alle giovani eccellenze italiane

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Created by Dejan Bozovic · Review

Fondato nel 2015, il Quartetto Adorno deve il proprio nome all'eminente filosofo, sociologo, musicologo e poliedrico musicista tedesco che vedeva nella musica l'espediente di una ben definita humanitas. Ed è proprio questo carattere, meditativo ed intellettuale, il contrassegno più immediato e spiccante delle esecuzioni proposte da Edoardo Zosi, Liù Silvia Pelliciari (violini), Benedetta Bucci (viola) e Danilo Squitieri (violoncello), al Teatro Milea che ospita la Stagione dell'Associazione Chamber Music di Trieste.
La sintonia delle idee riguardanti l'intero iter interpretativo, la puntuale disinvoltura tecnica e la lodevole cura del suono e degli equilibri interni conferiscono alla loro narrazione l'unicità, la tensione continua cosparsa di acenti drammatici e di fraseggi minuziosamente ponderati e rifiniti, nonché la stimolante capacità di mettere in rilievo una certa vena innovativa, diciamo pure moderna, dei due brani del primo '800, il Quartettsatz in do minore D.703 di Schubert e il Quartetto per archi in fa minore op. 95, intitolato “Serioso” da Beethoven stesso. Gli Adorno si impegnano con pregevole efficacia a porre una sofisticata esegesi del pensiero dei due compositori esplorando, in tal senso, scrupolosamente gli suggerimenti della partitura, mentre meno evidenti ed elaborati risultano i motivi personali, gli stati d'animo e i sentimenti che avevano generato le riflessioni racchiuse nel pentagramma. Le letture mancano alquanto di spontaneità, di un respiro più libero che permetterebbe maggiori sfumature nella dinamica e nella gamma espressiva e ne levigherebbe alcune spigolosità. Vi sono, indubbiamente, una forza, tempra e personalità notevoli, fondate, però, più su una visione dottrinale, quasi chirurgica, che sull'abbandono viscerale; le due esecuzioni rapiscono pure con la loro suggestività e lo slancio, ma non commuovono, nel senso primario del termine.
L'effetto che invece si avvera nel Quintetto per archi n.2 in sol maggiore op.111 di Brahms che, accanto agli Adorno vede il violista Simone Gramaglia, uno dei fondatori del rinomato Quartetto di Cremona. L'eloquio mantiene l'incisività e la precisione, però si nobilita di una sinuosa morbidezza e di un calore che illuminano l'elegante e palpitante architettura la quale, ora sì, in alcuni passaggi specie dell'Adagio e Un poco allegretto si proietta verso le articolazioni trascinanti e toccanti. Altrettanto efficientemente vengono delineate, in tutte le loro metamorfosi, le ispirazioni di carattere etnico e un'amena vena viennese da cui sgorgò l'estro di Brahms per questo dilettevole brano, da cui il secondo movimento viene ripetuto come graditissimo bis.

Date 2020