La sensibilità eccellente del Quartetto Arod

L'ensemble francese, ospite delle più prestigiose sale internazionali, arriva a Trieste grazie alla Società dei Concerti

Details

Created by Dejan Bozovic · Review

Era solo un bis, una trascrizione tra l'altro, ma rare volte il Träumerei di Schumann era così autenticamente quello che deve essere, quello che suggerisce il suo titolo, una fantasticheria, un sogno ad occhi aperti. Senza alcuna smanceria, l'archeggio del Quartetto Arod dava vita ad una seducente nuvola sonora, fatta di note pronunciate con eccezionale tersezza seppure appena sussurrate, come si trattasse di un canto marcato da tre p, sottovoce ma capace di riempire la sala ed affascinare la platea.
Questa limpida delicatezza, in cui ogni sillaba viene pronunciata con attentamente calibrato livello dinamico ed inserita nella straordinaria fluidità del discorso di una solidissima compattezza concettuale, è una tra le più allettanti caratteristiche del insieme francese formato nel 2013 da Jordan Victoria e Alexandre Vu (violini), Tanguy Parisot (viola) e Samy Rachid (violoncello).
“Quando, ancora giovanissimi, abbiamo cominciato a suonare insieme al Conservatoire de Paris,” dice Rachid, “avevamo le mete completamente diverse, non eravamo ancora diventati amici, ci legava solo la musica. Nondimeno, sin dalle prime esibizioni abbiamo capito che si stava instaurando un ottimo feeling con il pubblico e dopo aver vinto un concorso, abbiamo deciso di continuare. Tuttora spesso abbiamo delle idee molto diverse riguardanti l'interpretazione, però ne discutiamo e trovo magico che ciascuno di noi contribuisca con la propria visione e personalità, conferendo ad ogni performance un senso di freschezza, le soluzioni nuove. Direi che la nostra forza stia proprio nella differenza dei punti di vista.”
Una differenza che certamente non si percepisce quando sono sul palcoscenico, siccome l'atto esecutivo è avvolto da un'aura di sintonia ed armonia, da un sentimento che li accomuna nell'atto di suonare insieme, nel senso profondo del termine. Tale sensazione emerge sin dal primo brano della serata organizzata dalla Società dei Concerti di Trieste al Teatro Verdi, il Quartetto op.76 n.5 in re maggiore di Haydn. Gli Arod – che prendono nome dal cavallo di Legolas, “Veloce” nella mitica lingua di Rohan del Signore degli Anelli – ne propongono una lettura animata e nobile, tanto forbita quanto intensa nell'espressività. Una marcata eleganza della loquela che, però, non ne sminuisce l'intensità, contraddistingue anche l'esecuzione del Quartetto n.4, Sz.91di Bartók.
“Adoriamo la musica del ventesimo secolo e contemporanea, e cerchiamo di inserirla sempre nei nostri programmi” afferma con entusiasmo Rachid. “Bartók è attualmente uno dei nostri compositori preferiti, crediamo che sia un genio assoluto, il primo dopo Beethoven ad affrontare la scrittura per il quartetto in modo significativamente innovativo.”
E' evidente questo amore per il compositore ungherese, giacché l'interpretazione, schiva di accenti, spesso applicati dai vari complessi, inutilmente aspri o aggressivi, possiede comunque una forza trascinante, gli ben misurati slanci impetuosi si alternano ai ritiri di raccoglimento e l'energia espansiva ad una serenità simile alla rassegnazione. Vi è tutto ciò che racchiude la partitura, insomma, senza eccessi né sfoggi autocompiacenti: il virtuosismo degli Arod affiora pienamente, in maniera tanto più convincente quanto risulta naturale e spontanea.
La cura del suono è particolarmente lodevole e certamente questi quattro giovani musicisti sanno rendere giustizia ai loro strumenti preziosi. “Grazie alla generosità di una famiglia”, continua Rachid, “da più di tre anni abbiamo fortuna di suonare gli splendidi strumenti creati tra l'inizio del '600 e la seconda metà del secolo successivo, nelle botteghe dei celebri liutai bresciani, veneziani e milanesi.”
Sono le splendide pagine del Quartetto op.59 n.1 di Beethoven, il primo dei tre scritti per l'ambasciatore russo Razumovsky, ad essere particolarmente esaltate dalla bellezza del timbro e dall'eloquenza che gli Arod sanno estrapolare attraverso un'archeggio esemplarmente sensibile. L'esegesi è profonda e sentita, densa di emozioni, riflessioni ed atmosfere, l'indole intrinseca e le metamorfosi umorali di ogni movimento vengono plasmati con una cura affettuosa. Lo scroscio di applausi e la fervente accoglienza del pubblico ottengono il già nominato fuori programma.
“Siamo davvero molto contenti di come ci hanno ricevuti qua a Trieste”, conclude Rachid, il violoncellista dell'ensemble francese che si esibisce nelle sale quali Philharmonie de Paris, Opere di Bordeaux e Montpellier, Konzerthaus e Musikverein di Viennea, Tonhalle di Zurigo, Wigmore Hall and Barbican Centre a Londra, Carnegie Hall a New York, Gulbenkian a Lisbona, Konzerthuset a Stoccolma, Oji Hall a Tokyo, Mozarteum a Salisburgo. “In Italia abbiamo fatto una breve tournée tre anni fa, e ora siamo tornati per i concerti qui e a Trento, ma l'anno prossimo verremo nel Bel Paese per un tour più lungo.” Sarà sicuramente un'occasione da non perdere.

Date 2020